DISO (LE), 23 Agosto 2009 - Piazza Carlo Alberto

PROGRAMMA
Lunedì 23 Agosto - PROGETTO SPECIALE "PIZZICA....LA GHIRONDA"
"Ariacorte" (oggi "Compagnia Aria Corte") & LOU DALFIN (ballate delle Valli Occitane).
Il 23 Agosto 2009 a Diso (LE) in Piazza Carlo Alberto serata conclusiva dell’ 11^ Edizione di "Etnica Diso Folk Festival" uno degli appuntamenti musicali più suggestivi dell’estate salentina. L’evento organizzato a Diso dal 1999 da "Ariacorte" (oggi "Compagnia Aria Corte") è stato concepito per diffondere la conoscenza delle culture musicali del mondo; il Festival ha cercato di dare voce ai popoli e alle culture più lontane dalla nostra cultura, invitando artisti scelti sulla base della loro autenticità e rispetto della tradizione.
Oltre 4 ore di ritmi ossessivi e spettacolo di fortissimo impatto live.
I ritmi frenetici del tamburello salentino si fondono con le travolgenti ballate occitane di una ghironda impazzita.
È questo, del resto, lo spirito che accomuna i due territori:il Salento e le Valli Occitane.
Terre aperte, di passaggio e di confronto; tavola apparecchiata per mangiare e bere, mettere da parte le stoviglie e suonare tutti insieme.

Manifesto

Etnica Diso Folk Festival 2009

LOU DALFIN

25 anni di attività, più di 1000 concerti alle spalle, il gruppo vive oggi la sua piena maturità artistica: la raggiunta alchimia tra gli strumenti più arcaici della tradizione occitana e i suoni moderni si esprime attraverso un linguaggio musicale travolgente, personale e rispettoso del proprio nobile passato, in cui convivono melodie millenarie, riff di chitarre, echi di canzone d'autore, rap e reggae.Musicisti: Sergio Berardo (voce, ghironda, organetto, flauti), Ricky Serra (batteria), Dino Tron (fisarmonica, organetto, cornamusa), Enrico Gosmar (chitarra), Daniele Giordano (basso), Luca Biggio (sax), Mario Poletti (mandolino, bouzouki, banjo), Diego Vasserot (tromba), Valeria Benigni (voce).

Ariacorte (oggi "Compagnia Aria Corte")

13 anni sulla scena musicale che ha accolto i ritmi della tradizione salentina e ciò nonostante, nei loro concerti, hanno ancora voglia di dire, di raccontare quel magico mondo su cui poggia la musica; quella della tradizione riproposta però in una nuova traduzione sonora: intreccio di melodie di un mondo meticcio che nel sincretismo culturale trova la sua identità.
Ecco quindi che il frenetico ritmo dei tamburelli, propri della più ancestrale tradizione salentina, si intrecciano con il magico suono dei fiati e della chitarra, avvolti nei mantici dell’organetto.
Suoni di strade lontane che si mescolano e su cui tesse il canto delle voci come fosse l’eco, non più di una tradizione chiusa nell’angusto spazio delle dotazioni, ma di quel valore sociale ancora oggi vibrante nei suoi accenti più accesi del canto di lavoro, o più struggenti dell’amore, o ancora, mitici e travolgenti nell’irrazionalità della pizzica.